Petra, la meraviglia ritrovata


Sappiamo che ti nascondi lì dietro la gabbia toracica di una sentinella.

Respiri con i polmoni della montagna e osservi,
attraverso il segreto sommerso della roccia,
i viandanti sedotti da parole che descrivono,
prima che il silenzio imprima il suo sigillo lilla sulle loro labbra.

Così scrisse l’autore giordano Amjad Nasser nella lirica Petra: The Concealed Rose (2014, trad. Fady Joudah) riferendosi alla maestosità di Petra, a tal punto da imprimere sulle labbra un sigillo che non permetta di parlare, davanti a uno stupore così grande. Lì, scolpita sulla roccia, nel mezzo del deserto si cela una delle sette meraviglie del mondo moderno: “A rose‑red city half as old as Time”, così come venne definita con magnificenza dal poeta inglese Burgon nel 1846.

Eppure, Petra, per moltissimo tempo, è rimasta totalmente ignota al mondo: è stata la grande curiosità dello svizzero Johann Ludwig Burckhardt che, intrufolandosi come un cavallo di Troia nell’allora impero ottomano, riuscì nei primi del 1800 a far ritornare prepotentemente Petra un sito di grande interesse nel mondo, come lo era stato nell’antichità.

Ma la straordinarietà di Petra non risiede solo nelle rovine scavate nella roccia, è tutto l’ecosistema che non può che suscitare un effetto “wow” sin da quando si muovono i primi passi nel sito. Le forze della natura, infatti, hanno plasmato nel corso dei secoli la caratteristica roccia rossastra, modellandola.

Come se non bastasse di stupire, giungendo sino al Monastero, e salendo sul punto più alto, si potrà godere di una spettacolare vista del territorio circostante.

Petra non si attraversa: si custodisce. O forse… è lei a custodire te!

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